martedì 2 gennaio 2018

In carrozza si parte



In carrozza, si parte. Da capotreno di lungo corso mi accingo, come tutti voi, ad avviare il frecciavita numero 2018 in partenza alle ore 24.00 del 31 dicembre 2017. Ci attendono 365 scali apparentemente uguali, in realtà diversi, profondamente difformi uno dall’altro. Visiteremo stazioni addobbate di fiori, ne troveremo altre deserte e malinconiche. Entusiasmo e passione si alterneranno con abbattimento e prostrazione. Cuori gentili ed anime generose ci sorrideranno e faranno dimenticare le amarezze e le sofferenze che contrassegneranno i nostri arrivi. Tutto servirà ad arricchire il nostro itinerario: nuove esistenze rallegreranno le nostre soste e inaspettati distacchi affliggeranno le nostre partenze. Alcuni precetti li abbiamo maturati nei viaggi precedenti: la serenità che deriva dalla semplicità, la pace che scaturisce dalla sincerità, l’amicizia che matura nella concordia, l’armonia che discende dalla giustizia. La gioia che, talvolta, zampilla dal sorriso di uno sconosciuto. Sappiamo che non saremo soli in questo viaggio. Ci accompagneranno persone speciali: familiari, parenti, amici e conoscenti che hanno fatto parte del nostro convoglio condividendo gioie e sofferenze, delusioni e gratificazioni. Alcuni sono scesi alle fermate precedenti. Ferite strazianti e dolorose. Si sono ineluttabilmente e, talvolta, incomprensibilmente avvicinate all’uscio determinando un vuoto incolmabile nei nostri cuori. Siamo, però, certi che continuano ad influenzare le fatiche del nostro viaggio; il ricordo e la testimonianza del loro cammino contribuiscono a fortificare la nostra personalità. Un percorso esperienziale che trascorre senza tregua e si salda e si stratifica nel tempo e nei nostri cuori. Ed allora buon viaggio a tutti; partiamo fiduciosi verso questa nuova avventura con l’augurio di raggiungere la meta con rinnovata serenità.

sabato 23 dicembre 2017

Stupenda metafora di civiltà



La ricerca prima di tutto. Andare per i campi e per i boschi in una esplorazione che si rivelava sempre fruttuosa. Non so perché, ma a quei tempi i nostri sopralluoghi ci riservavano sorprese molto più fortunate e feconde rispetto ai nostri giorni. La materia abbondava con i suoi riflessi verdastri ed più raramente argentati o ramati che sfolgoravano al chiarore delle illuminazioni. Il muschio profumava di quercia, di felce, di corbezzolo, di lentischio, di pascolo fresco appena brucato dalle pecore. I belati degli agnellini costituivano la sinfonia che accompagnava le nostre escursioni. La seconda fase consisteva nel recuperare gli scatoloni conservati nel soffitto. Una leggera emozione assaliva le nostre piccole mani impegnate nella scoperta delle statuine e delle illuminazioni avvolte meticolosamente con la carta del giornale per preservarle dalla polvere. Il luogo deputato ad accogliere la rappresentazione della nascita del salvatore era sempre lo stesso ed attendeva, da un anno all’altro, la consueta apoteosi. Ricordo perfettamente la gioia che provavamo nell’allestire questa stupenda raffigurazione; il trasporto ed il coinvolgimento erano intensi ed appassionati. La capanna innalzata con pareti in sughero grezzo, i corsi d’acqua realizzati con la carta stagnola, qualche pietra di fiume ed un po’ di sabbia per delimitare i percorsi dei pastori e dei magi. Ricordo con nostalgia, in particolare, un mio personale stato d’animo che oggi mi fa sorridere: per anticipare l’arrivo della festività avvicinavo alla capanna, all’insaputa di tutti, le statuine dei pastori. Poiché ero portato ad avvicinarli troppo, dovevo sistematicamente e malinconicamente indietreggiare quelli più solerti nel raggiungere la meta tanto agognata. Penso che in tutte la case si vivesse quella particolare atmosfera che anticipava il Natale. Quello che era privato, familiare e personale è diventato, nel nostra realtà locale, pubblico, collettivo e sociale. Direi quasi universale. L’allestimento del presepe attraverso la manifestazione Notte de Chelu giunta quest’anno alla quarta edizione, ha assunto una dimensione comunitaria che inorgoglisce l’intera cittadinanza. Lo spettacolo di luci, di suoni, di sapori e di colori cresce esponenzialmente: ogni anno più coinvolgente, più stupefacente, più immaginifico. I riscontri a livello di presenze sempre crescenti. L’organizzazione e l’impegno della proloco, dell’amministrazione comunale, della ditta Rau, dei rioni e dei singoli cittadini, della Funky Jazz orchestra, dei locali cori Pietro Casu e Santu Sabustianu e dei cori dei paesi vicini totale e totalizzante. Indicazioni originali disseminate nei punti nevralgici ti conducono a scoprire queste meravigliose e sfavillanti creazioni frutto dell’estro e della maestria di sapienti artisti. La competitività è bandita perché sono tutti molto suggestivi. Ogni rione cerca di mettere in mostra e di valorizzare il proprio genio costruttivo e realizzativo. Quest’anno quasi tutti hanno operato un sensibile rinnovamento di scenari, di protagonisti, di sfondi e di illuminazioni. Il tutto contornato da canti, suoni, musica armoniosa e coinvolgente. L’originaria gioia di un piccolo nucleo familiare stretto attorno al proprio presepe si arricchisce in questo modo di una festosità che si ravviva perché è contrassegnata da ospitalità, da accoglienza, da cooperazione, da fantasia e da creatività. Con Notte de Chelu Berchidda offre una stupenda metafora della propria socialità e della propria civiltà.

giovedì 13 aprile 2017

Costruiamo insieme un ponte



Ricordo ancora l'emozione, la gioia e l’orgoglio che maturò in ciascuno nel salutare una nuova era: l’introduzione della moneta unica in Europa.  Un sistema finanziario cercava di avvicinare i popoli superando le vetuste frontiere e le antiquate barriere doganali. Gli osservatori più attenti non potevano non cogliere che i diversi tagli delle banconote in euro erano accomunati dalla figura stilizzata di un ponte. Il ponte riaffermava il principio ed allo stesso tempo il valore dell’appianamento delle incomprensioni, delle disuguaglianze e delle barbarie. La costruzione di un ponte confligge con la realizzazione di un muro. Il Vallo di Adriano, La Muraglia cinese, il muro di Berlino, il muro tra Israele e Palestina, la ripresa della costruzione del muro tra Stati Uniti e Messico, i nuovi reticolati in Europa rappresentano vere e proprie architetture di egoismo, di prevaricazione e di sopruso. Nel 1989, quando cadde il muro di Berlino, sussistevano solo undici muri. Oggi ne contiamo settanta. La costruzione dei muri è una tendenza mondiale consolidata che mira a respingere la povertà. Ciò che accomuna queste moderne barriere è combattere l’avanzare dei migranti, dei derelitti, degli sfortunati. Eppure niente è di più vero di quanto ha affermato di recente Joan Baez durante il ricevimento di un prestigioso premio per la sua carriera di artista: “Costruiamo insieme un ponte, un grandioso e bellissimo ponte per accogliere ancora una volta gli esausti e i poveri. E pagheremo questo ponte con il nostro impegno. Noi, il popolo, siamo gli unici a poter creare il cambiamento”. La civiltà e il progresso dei popoli prosperano attraverso l’abbattimento dei muri e il felice incontro di culture diverse.